[preludio]

Mettiamo… una camera osbscura. Ma una enorme. O l’Universo dentro un cubo di dieci per dieci. Un cubo verde, di cartone e cartoncino. Allora, quando eri dentro, vedevi tutte le stelle; e adesso che sei fuori vedi soltanto un cubo verde che a questa distanza sembra così piccolo che sei sicura che non ci staresti mai.
Così sono implacabili le regole della prospettiva.
Un angolo del cubo è stato tagliato per poter guardarci dentro ed assicurarsi che davvero c’è tutto l’Universo dentro.

Prendi questo cubo e l’avvicini, dall’angolo tagliato, alla bocca. E gridi.

Aspettate! Sto arrivando!

Silenzio.

Lo scuoti, forte. Riprovi.

Ci siete ancora???

Silenzio.

Lo guardi e cerchi un modo di entrare. Conoscendo le regole – implacabili – della prospettiva decidi che alla fine è molto più facile camminare, anche lontano, di rimpicciolirsi.

Quindi –
parti.

storie

Anche i fiumi che sono più larghi che profondi a volte inondano il paese. Anche i fiumi che sono più larghi che profondi devono prima o poi arrivare al mare e scordarsi del loro nome.

incontri

Prova a vivere tutta la tua vita in quattro giorni. Vedrai subito se è ancora tua. Prova a raccontarla in cinque minuti. Vedrai subito se ne vale la pena.

presenza

Ho già visto il cielo verde, però mai le erbe azzurre. Non c’è mondo in cui non veda la tua riflessione.

toccata

Mi accarezza il vento e il sole. Mi prende la mano un pensiero. Mi chiama il mare (come sempre) –
Alleggerita, trovo direzione
comincio a scintillare
e solo spero che non piova a casa mia.

stasera

chiara e luminosa, come un cristallo,
come son le acque di un mare dei miei sogni
scura ed amara, forte
come son le fave di cacao
dolce-inquieta, com’è una notte
sotto stelle sconosciute.

sono partita – per allontanarmi
sono dovuta anche tornare
per credere che pur sparisca io
rimane ancorata la città

sei partita – per allontanarti / c’è stato un momento in cui
sei dovuta anche tornare per / dimostrare che è possibile e
credere che benché sia sparita / vale la pena rivenire ma
rimane ancorata la città / il ritorno non è un dover

fa parte del processo un ritorno / un momento per mettere in una scatola
dimostrare che è possibile / tutta questa vita intensa
che vale la pena / (dis)illusione, amore e conflitto
e che non è un dover / entrare per chiuderli tutti

hai messo quindi in una scatola / come se potessi tornare a
tutta quella vita intensa / vivere ciò che c’era prima
(dis)illusione, amore e conflitto e / la speranza di non aver perso tutto
sei entrata – così l’hai chiusa / cantava con una voce di sirena

ogni storia imbottigliata che / con tanta forza – tant’incanto
era ancora presente / mi chiamava a tornare
solo se ripresa e vissuta / l’infinita musica della città
poteva trovare una fine / abbracciata da quel mare piegato

sei partita – per accontentarti / di quel momento così breve
di un passato già remoto / ma troppo intenso per
dubitarne il presente d’una volta / lasciarlo fuggire
non potevi – né per un minuto / ne serviva un contrappunto

per tanto che non volessi / sono partita – e contenta alla fine di
lasciar fuggire quel momento / quel passato quasi quasi remoto
è stato possibile comunque / dubitarne il presente d’una volta
avendo trovato il contrappunto / oramai non mi viene in mente